Beppesassa يوسف

L’uomo non è altro che ciò che si fa. Sartre

Un tema articolato, complesso, mutato e mutevole nel tempo come quello della prostituzione

 
 

Un tema articolato, complesso, mutato e mutevole nel tempo come quello della prostituzione. Il modo peggiore per affrontarlo: il referendum. Daniela Santanché della Destra ha trovato un modo per ritornare sotto le luci della ribalta politica (ma sicuramente non per dare delle risposte al tema), e così ha depositato in Cassazione la richiesta di referendum per l’abolizione dei primi due articoli della legge Merlin che proprio questo anno celebra il suo cinquantenario. Con i primi due articoli si sanciva la chiusura entro sei mesi delle “case di prostituzione”, sinonimo di “casa chiusa” nel territorio dello Stato italiano.
Chi prova una nostalgia per quel tipo di luoghi ha una memoria storica più corta delle gonne che indossa: Mussolini vietò la prostituzione per strada con il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931, le prostitute potevano esercitare solo nelle case chiuse, considerate luoghi di ostentazione della virilità del superiore italico maschio per origine e razza, con qualche effetto collaterale misogino che purtroppo a Santanché, che si è sempre dichiarata dalla parte delle donne, sfugge: le prostitute erano obbligate alla schedatura da parte delle Autorità di Pubblica Sicurezza, si diventava “meretrice patentata” e se anche un giorno volevi cambiare vita la bollatura ti marchiava a vita e non avevi altre opportunità; la prostituta spesso era reclutata da veri e propri talent-scout, i “collocatori”, che ti davano un nome d’arte (magari “Renata, bocca di fata”) e ti obbligavano a tournée nei bordelli di tutta la penisola; dovevi dare quasi tutto il tuo guadagno ai “tenutari” e, soprattutto, non potevi rifiutare il cliente, anche se puzzava di alcool o di sporcizia. Le donne, e solo le donne, erano obbligate a violenti e temuti controlli medici: ti allargavano le gambe e se sospettavano un’infezione ti buttavano in mezzo alla strada senza speranze, visto che già in quanto prostituta ti venivano tolti tutti i diritti civili. Nessuno invece controllava i maschi italici che potevano infettare di malattie sessualmente trasmissibili a loro piacimento.
Credo anch’io che dopo 50 anni la legge Merlin dovrebbe essere “attualizzata”. Sulla prostituzione si sono spesi talk-show, proposte di legge in Parlamento su cui si è depositata la polvere, servizi giornalistici pruriginosi e vergognosi, l’ultimo sul Tg1 per encomiare il blitz poliziesco al Prenestino a Roma, con immagini di trans sudamericane prese per i capelli e sbattute in vettura mentre bande di giovani aizzavano le forze dell’ordine al grido di “Ammazzateli, ‘sti froci!”. Il servizio annunciava il loro trasferimento al Cpt di Ponte Galeria senza poi informare che le trans non sono state trattenute…pardon detenute perché mancava una sezione a loro dedicata. Del resto, quando mai i media dedicano spazio agli episodi di violenza contro donne e trans sulla strada?
Chi vuole affrontare seriamente il tema della prostituzione dovrebbe porsi innanzitutto una domanda: va considerata lavoratrice chi si prostituisce? La risposta è chiara: in un Congresso tenutosi a Bruxelles nell’ottobre 2005 le prostitute si sono auto-definite sex-worker, disposte a pagare le tasse in cambio di diritti sociali. Un’altra domanda è: secondo la legge italiana la prostituzione è un reato? Non lo è e dunque la si può solo regolamentare sia in-door (al chiuso) che out-door (all’aperto). In tutti i casi c’è una discriminante forte: la prostituzione da combattere è quella forzata, non volontaria, le vittime dei papponi di una volta (mariti, fidanzati o addirittura i fratelli) o degli sfruttatori di oggi, secondo quel principio di lenocinio reso reato proprio dalla senatrice Merlin.
I punti della legge Merlin che dovrebbero essere rivisti riguardano la possibilità di esercitare in casa senza tutte le restrizioni previste: anche se ti fittano una casa a prezzi di mercato e ti prostituisci il proprietario rischia la galera per favoreggiamento, insieme alla cameriera perché lucra dei soldi ottenuti con il tuo esercizio, puoi essere sfrattata perché hai alterato la destinazione dell’abitazione e sicuramente sarai oggetto di numerose riunioni condominiali. Potresti farlo senza problemi solo se eserciti in un appartamento, da sola e con ingresso indipendente (e quante possono permetterselo?). Secondo l’articolo 3 della legge Merlin non puoi pubblicizzare la tua attività (ma tutti leggiamo i “furbi” annunci di massaggi anche su prestigiosi quotidiani italiani). Meno lacci e mini-cooperative auto-gestite solo da chi si prostituisce renderebbe questo lavoro più sicuro per tutti. Il proibizionismo tout-court della prostituzione per strada porterebbe a una criminalizzazione e al ritorno degli interessi nostrani della mafia su questo mercato: è quanto è accaduto in Svezia dove è reato la prostituzione all’aperto con l’unico risultato che le sex-worker non sono sparite ma solo obbligate a contrattazioni più veloci ed è aumentata la violenza contro di loro. Perché non pensare alla zonizzazione, a quartieri dove si possa svolgere il mestiere più antico del mondo, luoghi dove non si dà fastidio a nessuno concordati tra le lavoratrici e gli enti locali, come avviene, ad esempio in Gran Bretagna e in Austria?
Questo referendum servirà solo ad essere invitati a una trasmissione televisiva. Si sarebbero potuti trovare altri espedienti, sulla prostituzione si è già sciacallato abbastanza.

Vladimiri Luxuria
Liberazione, 29/05/2008

Maggio 29, 2008 - Pubblicato da beppesassa | Attualità | | Ancora nessun commento.

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