Eterno ritorno
La mia casa
Con la porta marrone antico,
dall’odore di protezione,
lì fuori giocavo,
cominciavo lì a sgusciare
dal seno avvolgente
del più bel fiore ancora raggiante.
Al sole lì fuori
m’accudiva il lieve sguardo
dalla cucina odorosa, umile,
e saggiavo le mie prime cadute,
ma sapevo dell’abbraccio,
della sua enorme carezza
sui miei riccioli tremuli.
Tra le sue braccia
sul suo letto
nel suo abnorme profumo di talco
nessun pomeriggio era nuvoloso,
anche la brama del gioco fuori
non s’esasperava in pianto.
Quelle braccia oggi smunte
son loro ad esigere carezze,
quel seno ormai sfinito
richiede conforto,
mi richiede quel nutrimento,
gli abbracci calmi e forti
della protezione, della partecipazione,
i sorrisi soavi e penetranti
del suo antico esserci, ora del mio.
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