Beppesassa يوسف

L’uomo non è altro che ciò che si fa. Sartre

IL DECALOGO DELL’EDUCATORE

«NON DIRE SEMPLICEMENTE “NON DEVI FAR QUESTO” SE PUOI AGGIUNGERE : “MA FAI QUEST’ALTRO”; «NON CHIAMARLI “CAPRICCI” QUANDO SI TRATTA SOLTANTO DI COSE CHE DISTURBANO»; «NON INTERROMPERE QUALSIASI COSA FACCIA IL BAMBINO SENZA DARGLI UN PREAVVISO»; «NON PORTARE A PASSEGGIO IL BAMBINO, MA VAI A PASSEGGIO “CON” LUI; NON ESITARE DI FARE ECCEZIONI ALLE REGOLE»; «NON PRENDERE IN GIRO IL BAMBINO E NON FARE DEI SARCASMI: RIDI “CON” LUI E NON “DI” LUI»; «NON FARE MOSTRA DEL BAMBINO AGLI ALTRI E NON FARNE UN GIOCATTOLO»; «NON CREDERE CHE IL BAMBINO CAPISCA Ciò CHE GLI DICI SOLTANTO PER IL FATTO CHE TU LO CAPISCI»; «MENTIENI LE PROMESSE E NON FARLE QUANDO SAI DI NON POTERLE MANTENERE»; «NON MENTIRE E NON SFUGGIRE ALLE DOMANDE».

FONTE: “DECALOGO DELLA PEDO-PSICHIATRA SUSAN ISAACS”   

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | EDUCAZIONE | | Ancora nessun commento.

I miei sogni

Senza di te l’alba è triste,

la mia alba è futile senza i tuoi occhi

che la mirano,

e la notte t’incontro sempre,

come prima mi parli,

di notte vieni e tutto pare normale,

i tuoi capelli rossi sono uguali

e il tuo muoverti solenne m’innamora,

spesso ormai passiamo la notte insieme

finché non fuggi via, all’alba,

e torni a riposare, tra i fiori

tra i tuoi santi, tu simbolo della vita,

tu vita ardente nel mormorio comune,

e quante volte ricordo durante il dì

il tuo irreale annaspare,

allora la vita era in pericolo

e la tua forza era soverchiata

dalla follia poetica del divenire,

dalla soverchia impotenza di noi, tuoi cari.

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | CARTE | | Ancora nessun commento.

Eterno ritorno

La mia casa

Con la porta marrone antico,

dall’odore di protezione,

lì fuori giocavo,

cominciavo lì a sgusciare

dal seno avvolgente

del più bel fiore ancora raggiante.

Al sole lì fuori

m’accudiva il lieve sguardo

dalla cucina odorosa, umile,

e saggiavo le mie prime cadute,

ma sapevo dell’abbraccio,

della sua enorme carezza

sui miei riccioli tremuli.

Tra le sue braccia

sul suo letto

nel suo abnorme profumo di talco

nessun pomeriggio era nuvoloso,

anche la brama del gioco fuori

non s’esasperava in pianto.

Quelle braccia oggi smunte

son loro ad esigere carezze,

quel seno ormai sfinito

richiede conforto,

mi richiede quel nutrimento,

gli abbracci calmi e forti

della protezione, della partecipazione,

i sorrisi soavi e penetranti

del suo antico esserci, ora del mio.

 

 

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | CARTE | | Ancora nessun commento.

Dinanzi a te

 

Sento l’olezzo giallo del Sole

Nel sorriso grande

Sulla tua bocca lieve,

E come un afflato d’aprile

Pervade la mia schiena la tua mano

In un fremito fresco di paura.

Nulla può il duro urlo del tempo

Contro l’incedere chiaro

Della tua venustà,

Dinanzi a te, ciclamino tra rovi grigi,

Recede vile il tempo.

Dinanzi al tuo sorriso

Recedono i cumuli di piombo.

 

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | CARTE | | Ancora nessun commento.

Cattivissime coop quando sfruttano il lavoro

Le coop si rivelano sempre di più un meccanismo di sfruttamento del lavoro, tanto che i 250 mila lavoratori della cooperazione sociale ieri sono scesi in piazza per chiedere il rinnovo del contratto scaduto nel 2005, meno precarietà e regole più trasparenti. E’ il loro primo sciopero nazionale, alla manifestazione di Roma sono intervenuti in 25 mila. Legacoop, Confcooperative e Agci sono così chiamate a riconoscere gli arretrati richiesti da Cgil, Cisl e Uil, e ad erogare un aumento di 110 euro (per il sesto livello, da riparametrare).
Gli addetti lavorano in appalto per gli enti pubblici, in maggioranza per Comuni e Asl, hanno il delicatissimo ruolo di dover fornire il welfare ai cittadini: l’assistenza ai disabili, agli anziani, agli ammalati, ai tossicodipendenti o agli immigrati con difficoltà, nelle scuole, ma spesso sono addirittura infermieri o ricoprono delicati ruoli negli ospedali (che in realtà non dovrebbero essere mai esternalizzati). Ebbene, a fronte di funzioni così importanti, sono tra i lavoratori meno pagati in Italia: quando hanno un contratto subordinato guadagnano tra gli 800 e i 900 euro mensili per 38 ore settimanali di lavoro; ma poi ci sono tanti cocoprò, che stanno sui 500-600 mensili.
Certo, in molti casi la colpa dello sfruttamento non è da imputare direttamente alle coop, ma al sistema generale degli appalti, che vede tanti committenti della pubblica amministrazione bandire gare al massimo ribasso; ma dall’altro lato, associazioni così potenti come quelle cooperative (rosse, bianche, etc.), invece di far partecipare i loro associati, potrebbero fare pressione sui politici per chiudere con questo sistema così perverso.
Vogliamo fare qualche esempio? A Roma tanti regolamenti interni delle coop impongono ai soci (spesso iscritti coattamente) di votare regolamenti con cui rinunciano al pagamento dei primi 3 giorni di malattia. Altri regolamenti dispongono deroghe ai minimi contrattuali, o a importanti parti normative del contratto. Il sindacato, quando individua le deroghe peggiorative, interviene con cause o vertenze. Ma poi ci sono altri tipi di «furbetti»: anche quando gli enti pubblici, facendo il loro dovere, riconoscono tariffe che coprono i minimi contrattuali, poi le cooperative fanno «la cresta» applicando contratti cocoprò, e tagliando così i costi del lavoro di almeno il 30-40%.
Il Comune di Roma applica un «sistema di accreditamento», che concede gli appalti solo a chi applica i contratti nazionali: regola ottima, anche se in diversi casi è aggirata. Più negligente la Regione Lazio, che non ha regolamenti simili e appalta soprattutto nella sanità (vedi il Policlinico di Roma, con delicate funzioni sanitarie affidate a coop esterne). Federico Bozzanca, segretario Fp Cgil Lazio, spiega che «tra Roma e Lazio lavorano 30 mila operatori: i problemi riguardano diversi regolamenti interni, che derogano le tutele, e soprattutto la precarietà di tanti operatori». Per Rossana Dettori, segretaria nazionale Fp, «il sistema delle cooperative deve comprendere la gravità della situazione e l’insostenibilità di una condizione lavorativa ormai non più degna di un paese civile».
Antonio Sciotto
Fonte: “Il Manifesto”, 5/4/2008

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | Attualità | | Ancora nessun commento.

TINA MODOTTI

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | TINA MODOTTI | | Ancora nessun commento.