Beppesassa يوسف

L’uomo non è altro che ciò che si fa. Sartre

Naufragi

Spesso vedi il mare agitato

tu fermo a terra a navigare

tranquillo lo deridi sciagurato

spesso vedi il vento turbinare

che pietà povero pazzo insano

tu sereno a farti carezzare

assorto nell’orizzonte arricciato

e quando nel letto calmo ti pensi

s’apre torvo il mare sibilante

strepitano le fronde flagellate

naufraga sotto la tolda la notte.

  

Maggio 31, 2008 Pubblicato da beppesassa | CARTE | | Ancora nessun commento.

IL LAVORO, Piero Ciampi

Il lavoro? Ancora non lo so.
Mi hanno preso? Non mi hanno detto niente.
E allora? Ti ho detto, non so niente.
E allora? Allora non lo so,
non lo so, non lo so, non lo so,
non lo so, non lo so.
Ti ho portato qualche cosa che ti piacerà,
ecco il giornale e un pacchetto di sigarette
e dietro a me c’è una sorpresa,
un ospite, un nuovo inquilino:
c’è la mia ombra che chiede asilo
perchè purtroppo anche stavolta
devo dirti che è andata male.
Ma non è successo niente, non è successo niente,
fai finta di niente, non è successo niente,
accendi una sigaretta, chiudi la finestra
e spogliati…
Io ti porto a nuotare,
ti faccio vedere la schiuma bianca del mare,
niente suoni, io e te soli
io e te soli, io e te soli.
Ricordi quel mattino? Quando sono venuto a prenderti
per andare a sposarci e quando siamo entrati in
quell’ufficio… tu mi hai detto “ma dove mi hai portato?”,
Ho detto “eh… ti ho portato qui per sposarti” e tu
ridevi, poi a poco a poco sei diventata seria e poi
piangevi e io ridevo… ti ricordi quel mattino?
È come questo, ti amo come allora.

Facciamo l’amore, facciamo l’amore,
facciamo l’amore, facciamo l’amore,
facciamo l’amore…
non parlare, non chiedere spiegazioni,
non mi creare complicazioni,
non è cambiato niente, provvederò,
ma domani è domenica e ti porto a nuotare
fino a mezzanotte.

Il lavoro? Ancora non so niente.
Mi hanno preso? Non mi hanno detto niente.
E allora? E allora non lo so.
E allora? Ti ripeto, non so niente,
non so niente, non lo so, non lo so,
non
lo
so.

 

 

 

Maggio 31, 2008 Pubblicato da beppesassa | VARIO | | Ancora nessun commento.

Un tema articolato, complesso, mutato e mutevole nel tempo come quello della prostituzione

 
 

Un tema articolato, complesso, mutato e mutevole nel tempo come quello della prostituzione. Il modo peggiore per affrontarlo: il referendum. Daniela Santanché della Destra ha trovato un modo per ritornare sotto le luci della ribalta politica (ma sicuramente non per dare delle risposte al tema), e così ha depositato in Cassazione la richiesta di referendum per l’abolizione dei primi due articoli della legge Merlin che proprio questo anno celebra il suo cinquantenario. Con i primi due articoli si sanciva la chiusura entro sei mesi delle “case di prostituzione”, sinonimo di “casa chiusa” nel territorio dello Stato italiano.
Chi prova una nostalgia per quel tipo di luoghi ha una memoria storica più corta delle gonne che indossa: Mussolini vietò la prostituzione per strada con il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931, le prostitute potevano esercitare solo nelle case chiuse, considerate luoghi di ostentazione della virilità del superiore italico maschio per origine e razza, con qualche effetto collaterale misogino che purtroppo a Santanché, che si è sempre dichiarata dalla parte delle donne, sfugge: le prostitute erano obbligate alla schedatura da parte delle Autorità di Pubblica Sicurezza, si diventava “meretrice patentata” e se anche un giorno volevi cambiare vita la bollatura ti marchiava a vita e non avevi altre opportunità; la prostituta spesso era reclutata da veri e propri talent-scout, i “collocatori”, che ti davano un nome d’arte (magari “Renata, bocca di fata”) e ti obbligavano a tournée nei bordelli di tutta la penisola; dovevi dare quasi tutto il tuo guadagno ai “tenutari” e, soprattutto, non potevi rifiutare il cliente, anche se puzzava di alcool o di sporcizia. Le donne, e solo le donne, erano obbligate a violenti e temuti controlli medici: ti allargavano le gambe e se sospettavano un’infezione ti buttavano in mezzo alla strada senza speranze, visto che già in quanto prostituta ti venivano tolti tutti i diritti civili. Nessuno invece controllava i maschi italici che potevano infettare di malattie sessualmente trasmissibili a loro piacimento.
Credo anch’io che dopo 50 anni la legge Merlin dovrebbe essere “attualizzata”. Sulla prostituzione si sono spesi talk-show, proposte di legge in Parlamento su cui si è depositata la polvere, servizi giornalistici pruriginosi e vergognosi, l’ultimo sul Tg1 per encomiare il blitz poliziesco al Prenestino a Roma, con immagini di trans sudamericane prese per i capelli e sbattute in vettura mentre bande di giovani aizzavano le forze dell’ordine al grido di “Ammazzateli, ‘sti froci!”. Il servizio annunciava il loro trasferimento al Cpt di Ponte Galeria senza poi informare che le trans non sono state trattenute…pardon detenute perché mancava una sezione a loro dedicata. Del resto, quando mai i media dedicano spazio agli episodi di violenza contro donne e trans sulla strada?
Chi vuole affrontare seriamente il tema della prostituzione dovrebbe porsi innanzitutto una domanda: va considerata lavoratrice chi si prostituisce? La risposta è chiara: in un Congresso tenutosi a Bruxelles nell’ottobre 2005 le prostitute si sono auto-definite sex-worker, disposte a pagare le tasse in cambio di diritti sociali. Un’altra domanda è: secondo la legge italiana la prostituzione è un reato? Non lo è e dunque la si può solo regolamentare sia in-door (al chiuso) che out-door (all’aperto). In tutti i casi c’è una discriminante forte: la prostituzione da combattere è quella forzata, non volontaria, le vittime dei papponi di una volta (mariti, fidanzati o addirittura i fratelli) o degli sfruttatori di oggi, secondo quel principio di lenocinio reso reato proprio dalla senatrice Merlin.
I punti della legge Merlin che dovrebbero essere rivisti riguardano la possibilità di esercitare in casa senza tutte le restrizioni previste: anche se ti fittano una casa a prezzi di mercato e ti prostituisci il proprietario rischia la galera per favoreggiamento, insieme alla cameriera perché lucra dei soldi ottenuti con il tuo esercizio, puoi essere sfrattata perché hai alterato la destinazione dell’abitazione e sicuramente sarai oggetto di numerose riunioni condominiali. Potresti farlo senza problemi solo se eserciti in un appartamento, da sola e con ingresso indipendente (e quante possono permetterselo?). Secondo l’articolo 3 della legge Merlin non puoi pubblicizzare la tua attività (ma tutti leggiamo i “furbi” annunci di massaggi anche su prestigiosi quotidiani italiani). Meno lacci e mini-cooperative auto-gestite solo da chi si prostituisce renderebbe questo lavoro più sicuro per tutti. Il proibizionismo tout-court della prostituzione per strada porterebbe a una criminalizzazione e al ritorno degli interessi nostrani della mafia su questo mercato: è quanto è accaduto in Svezia dove è reato la prostituzione all’aperto con l’unico risultato che le sex-worker non sono sparite ma solo obbligate a contrattazioni più veloci ed è aumentata la violenza contro di loro. Perché non pensare alla zonizzazione, a quartieri dove si possa svolgere il mestiere più antico del mondo, luoghi dove non si dà fastidio a nessuno concordati tra le lavoratrici e gli enti locali, come avviene, ad esempio in Gran Bretagna e in Austria?
Questo referendum servirà solo ad essere invitati a una trasmissione televisiva. Si sarebbero potuti trovare altri espedienti, sulla prostituzione si è già sciacallato abbastanza.

Vladimiri Luxuria
Liberazione, 29/05/2008

Maggio 29, 2008 Pubblicato da beppesassa | Attualità | | Ancora nessun commento.

FRASI MEMORABILI

G. BATAILLE  Così la funzione del piede umano consiste nel dare una base ferma a questa erezione di cui l’uomo è tanto fiero (…). Ma qualunque sia il ruolo svolto nell’erezione dal piede, l’uomo, che ha la testa leggera, cioè elevata verso il cielo e le cose del cielo, lo guarda come uno sputo col pretesto che egli ha questo piede nel fango.
A.D. HALL, R.E. FAGEN
Un sistema è stabile rispetto a certe sue variabili se tali variabili tendono a restare entro limiti definiti.
O. PAMUK
Lo strano e il meraviglioso noi dovevamo ricercarlo nel mondo, e non dentro di noi! Cercare quanto era in noi, spingere il pensiero così in alto sopra di noi, ci avrebbe resi infelici. [...] Per questo i personaggi, i protagonisti, gli eroi non si piegano in alcun modo a essere se stessi, e ambiscono eternamente a essere un altro.
W. BENJAMIN
Che le cose rimangano così come sono , questa è la catastrofe .
K. GIBRAN , “Il profeta”
La vita procede e non si attarda sul passato .
L. WITTGENSTEIN
Di una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda. Enigma non v’è .
Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo “a coloro che hanno dato la vita per la patria” che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresenteranno anche i caduti in guerra perché ognuno di loro è morto maledicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione.
Partigiano Antifascista, Venezia 1943
Mai pensare che la guerra, anche se giustificata, non sia un crimine.
Ernest Hemingway
«L’eleganza è quella qualità del comportamento che trasforma la massima qualità dell’essere in apparire.»       Jean-Paul Sartre
“Il mondo non può essere diviso in pecore e capre. E’ un fondamento della tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie ben definite… Il mondo vivente è una continuità in ognuno dei suoi aspetti”.
A.C.Kinsey
Dio é una risposta grossolana, un’indelicatezza contro noi pensatori: anzi, addirittura, non é altro che un grossolano divieto contro di noi: non dovete pensare!
F. Nietzsche
“Il concetto di Dio fu trovato come antitesi a quello di vita, in esso fu riunito in una terribile unità tutto ciò che vi era di dannoso, di velenoso, di calunnioso, tutto l’odio mortale contro la vita. Il concetto dell’al di là, del vero mondo fu creato per disprezzare l’unico mondo che ci sia, per non conservare più alla nostra realtà terrena alcuno scopo, alcuna ragione, alcun compito! I concetti di anima, di spirito, e, infine, anche quello di anima immortale, furono inventati per insegnare a disprezzare il corpo, a renderlo malato- cioè santo- per opporre a tutte le cose che meritano di essere trattate con serietà nella vita”.
F. Nietzsche
«Io sono stato abituato
dalla vita isolata,
che ho vissuto fino dalla fanciullezza,
a nascondere i miei stati d’animo
dietro una maschera
di durezza o dietro un sorriso ironico.
Ciò mi ha fatto male, per molto tempo:
per molto tempo i miei rapporti
con gli altri
furono un qualcosa
di enormemente complicato.»     Antonio Gramsci
Gli eventi passano sugli eventi, i fiumi passano sui fiumi, il fatto galleggia sempre tutto intero, senza discontinuità, senza rottura”
V. Hugo
Henry Cartier Bresson: “Di tutti i mezzi di espressione la fotografia è il solo che fissa un istante decisivo. Per noi fotografi ciò che sparisce sparisce per sempre. Da ciò la nostra angoscia, ma anche l’essenziale originalità del nostro mestiere”.
Paul Virilio:
un uomo deve lottare per rimanere un uomo di fronte a qualsiasi cosa che lo superi, sia Dio o la tecnoscienza.
Montaigne :
Filosofare è imparare a morire.
C. Schmitt :
Sovrano è chi decide dello stato d’eccezione.
K. Marx :
La borghesia ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l’uomo… non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse , il freddo ” pagamento in contanti “…ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate , ha messo , unica la libertà di commercio priva di scrupoli .
K. Marx :
Tutti i limiti di morale e natura , di età e di sesso , di giorno e di notte , vennero abbattuti . Il capitale celebrava le sue orge .
M. Weber :
Il politico è il luogo ove si determinano e si decidono le prospettive di una nazione , è un altro tipo di sapere e di vocazione , per così dire straordinaria , capace di farsi riconoscere e legittimare , è una qualità umana , un talento naturale , una straordinaria disponibilità al sacrificio di sé , è “vivere per la politica”.
K. Gibran :
Solo se doni te stesso , tu ami veramente .
W. Reich :
Qualsiasi etica è fondamentalmente antisessuale.
Luigi Pintor (Manifesto 10 ott 2001) :
Senza una presa di coscienza tempestiva e universale il futuro non ha futuro .
A. Gramsci :
Provare e riprovare è il compito del rivoluzionario .
M. de Vlaminck:
La scienza uccide la natura.
F. Basaglia :
Non possiamo vincere perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo noi però vinciamo, cioè determiniamo una situazione difficile da recuperare.
J.-P. Sartre :
La filosofia è disvelamento della malafede.
M. Heidegger :
Il limite non è il punto in cui una cosa finisce, ma come sapevano i greci, ciò a partire da cui una cosa inizia la sua essenza.
O. Marzocca :
Lo spazio assoluto e universale di stampo euclideo non è che il frutto dell’estensione, in un certo senso arbitraria, di uno spazio locale.
Bernardo di Chartres :
Siamo dei nani sulle spalle di giganti: per questo vediamo meglio e più lontano di loro.
Pier Damiani :
In nessuna circostanza è consentito prendere le armi per la difesa della fede della Chiesa universale, ancor meno gli uomini possono dar battaglia per beni terrestri e transitori.
John Ball (prete ribelle inglese del XIV sec.) :
All’origine dei tempi tutti gli uomini erano uguali, il servaggio fu introdotto dalle azioni ingiuste degli iniqui, contrariamente alla volontà divina.
Paul Valery :
Ciò che vi è di più profondo nell’uomo, è la pelle.
Antoine de Saint-Exupéry :
Viaggiare significa anzitutto cambiare carne.
Michel Foucault :
La coppia libertà-uguaglianza è in realtà qualcosa senza forza e senza contenuto. [...] [La libertà] consisterà nel poter prendere, nel potersi appropriare, nel poter trarre profitto, nel poter comandare, nel poter ottenere l’obbedienza. Il primo criterio della libertà consisterà pertanto nel poter privare gli altri della libertà.
W. Reich :
La sessualità è il centro attorno a cui [...] gravita l’intera vita sociale e il mondo interiore dell’individuo.
M. Foucault :
Forse ai nostri giorni l’obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo.
A. Schweitzer :
L’avversario è, come chiunque, un ospite dello spirito.
B. Brecht :
Lode al rivoluzionario. I deboli non combattono, quelli più forti lottano per un’ora, quelli ancora più forti lottano per molti anni, ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro sono indispensabili.
G. Semerari :
Nessuno può ritenersi perfettamente normale: la normalità, in realtà, è un concetto statistico definito sulla base di parametri convenzionalmente stabiliti.
F. Nietzsche :
Il folle può anche essere colui che arriva troppo presto e non è ancora al tempo giusto.
G. Semerari :
Chi mai si ritragga dal gruppo sociale al quale appartiene, difficilmente potrà conseguire coscienza precisa della propria individuazione, perché s’inibirà la possibilità di marcare la diversità del suo essere personale rispetto alla impersonalità del gruppo o, più in generale, della società.
Gor’kij :
Il piccolo-borghese è l’uomo che si è preferito.
Platone (Simposio) :
Proprio per questo l’ignoranza è terribile, ché chi non è né nobile né saggio crede d’aver tutto a sufficienza.
J. Baudrillard (Della seduzione p. 31) :
Amare è una sfida [...] all’altro ad amare a sua volta.
V. Jankelevich ( La coscienza ebraica p. 120) :
Amare è desiderare senza averne bisogno.
Hegel :
L’animale finisce, solo l’uomo muore.
Platone (Lettera VII) :
Le preghiere dei tiranni, si sa, sono la maschera di una costrizione.
[Ibidem :]
Mi sembrava che fosse difficile partecipare all’amministrazione dello stato, restando onesto.
[Ibidem :]
La tirannide non giova né agli oppressori né agli oppressi.
C . Sini :
La parola data a tutti si trasforma in una chiacchiera ininfluente. [...] Col fatto che tutti parlano, chi distingue oggi più la parola autorevole e sensata? E’ poi un tratto tipico della cultura di massa che l’insensatezza faccia più notizia e susciti più clamore di ciò che semplicemente è sensato. La saggezza antica disprezza ciò che piace alla moltitudine. Oggi abbiamo perso il coraggio di questa cultura aristocratica ed elitaria (in senso sostanziale e non classista). Tuttavia è un inganno democratico non denunciare le degenerazioni della comunicazione generalizzata, dietro la finzione dell’offrire a tutti la possibilità di “esprimersi” [...]. Il sogno utopico di una società di uguali ha fatto naufragio perché le persone non vogliono pensare, non vogliono prendersi la loro parte di pena, non si “responsabilizzano”. Per questo abbiamo fallito.
Scuola di Barbiana,”Lettera ad unaprofessoressa”(1967),p.9:
Cara signora lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che <>. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.
C. Sini:
Si è sempre in vista di un piccolo inizio. Attraversarne la soglia significa però riprecipitare nella voragine.
F. Nietzsche:
Ogni parola ha il suo odore.
H. Marcuse:
Il modo prevalente di essere liberi è la schiavitù, [...] il modo prevalente di essere uguali è una disuguaglianza imposta dall’alto.
F. Nietzsche:
La modestia, la mancanza di un coraggioso “io sono” diventa fatale a un pensatore.
F. Nietzsche:
Tutto ciò che è profondo ama la maschera.
F. Nietzsche:
Gli uomini più simili e più ordinari sono stati sempre in vantaggio, quelli più eletti, più raffinati, più singolari, i più difficilmente comprensibili, restano facilmente soli, soggiacciono, nel loro isolamento, alle sciagure e di rado si trapiantano. Occorre appellarci a immense forze contrarie, per potersi opporre a questo naturale, troppo naturale “progressus in simile”, la prosecuzione dell’uomo nel simile, nel consueto, nel medio, nel gregario – “nel volgare”!.
P. Virilio:
Il massimo della velocità produce l´inerzia della riflessione.
C. Schmitt, “Il nomos della terra” p. 84:
Persino le evidenze dell’aritmetica e della geometria diventano problematiche quando entrano nell’ambito del politico, vale a dire nell’ambito dell’acuta distinzione tra amico e nemico.
E. Balducci:
Ogni volta che io tocco la frontiera di me stesso e incontro un altro diverso da me e riesco a comprenderlo, io ne esco più uomo di prima, perché ho realizzato una mia crescita umana nella pace.
E. Balducci:
L’occidente è un’immensa struttura dissipativa che assorbe da ogni angolo del pianeta energia viva e la restituisce degradata.
G. Leopardi:
ogni più lieto giorno di nostra età primo s’invola.
Jan Hus:
E’ bene a volte non obbedire ai prelati e ai superiori.
Lacan:
I nostri colori, bisogna ben che andiamo a cercarli là dove sono, cioè nella merda.
L’unico modo per liberarsi da una tentazione è cedervi.    Oscar Wilde
Ama la verità ma perdona l’errore.
Voltaire
Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano.
Giovanni Giolitti
L’ultimo passo della ragione, è il riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la sorpassano.
Blaise Pascal
Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore.
F. Nietzsche
La mancanza di qualcosa che si desidera Ë una parte indispensabile della felicità.
Bertrand Russell
Vivere è la cosa più rara del mondo: i più, esistono solamente.
Oscar Wilde
La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli.
Aristotele
Solo i deboli hanno paura di essere influenzati.
Johann Wolfgang von Goethe
Si ama solo ciò che non si possiede del tutto.
Marcel Proust
Vi giuro, signori, che aver coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia…tutti gli uomini immediati e d’azione se sono attivi è perchè son stupidi e limitati…essi scambiano per cause prime quelle più prossime e appena concomitanti…per cominciare ad agire occorre essere preliminarmente tranquilli,e che dubbi non ne rimangano…io fo professione di pensiero, il che significa che per me ogni causa originaria se ne tira dietro un’altra ancora più originaria, e così via all’infinito. Questo è appunto il succo di ogni coscienza e d’ogni pensiero.
F. Dostoevskij (Ricordi dal sottosuolo)
Penso, in ogni circostanza, alla ipotesi peggiore, per mettere in movimento tutte le riserve di volontà ed essere in grado di abbattere l’ostacolo. Non mi sono fatto mai illusioni e non ho avuto mai delusioni. Mi sono specialmente sempre armato di una pazienza illimitata, non passiva, inerte, ma animata di persevaranza. Certo oggi c’è una crisi morale molto grave, ma ce ne sono state nel passato di molto più gravi e c’è una differenza tra oggi e il passato.
A. Gramsci
Fabbriche e manifatture fondano la loro esistenza proprio sulla miseria di una classe.
Hegel
Optimus medicus sit quoque philosophus
Galeno
[Le masse incolte] hanno un’istintiva avversione a seguire l’esempio di geni fuorviati: la loro semplicità è più vicina alla salvezza di quanto possa esserlo la sterile genialità.
Al-Ghazali
Vi è una elevatezza che non dipende dalla fortuna: è una certa aria che ci distingue e che sembra destinarci a grandi cose; è un valore che impercettibilmente attribuiamo a noi stessi; è grazie a questa qualità che usurpiamo la deferenza degli altri uomini ed è essa che di norma ci colloca al di sopra di loro, più della nascita, delle cariche e dello stesso merito
La Rochefoucauld
L’opposto della virtù è la debolezza più che il vizio. La Rochefoucauld
Si è fatto della moderazione una virtù per porre dei limiti all’ambizione dei grandi uomini e per consolare i mediocri della scarsa fortuna e dello scarso merito.
La Rochefoucauld
Il segno più autentico di essere nati con grandi qualità è di essere nati senza invidia.
La Rochefoucauld
L’astuzia è solo il gioco delle anime piccole.
P. Corneille
L’assenza di significato è l’orrore del Nulla esistenziale.
P. Watzlawich
La vita è una lotta contro il Nulla.
G. Marcel
Voglio andare in un manicomio a vedere se la profondità dell follia mi spiegherà l’enigma della vita.
Kierkegaard
Insieme con l’acquisizione della conoscenza o di una certa destrezza si verifica anche un processo che rende l’acquisizione stessa progressivamente più facile. In altre parole, uno non si limita ad imparare, ma “impara ad imparare”. Per questo tipo di ordine più elevato di apprendimento, Bateson ha coniato il termine “deutero-apprendimento”.
P. Watzlawich

Vi giuro, signori, che aver coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia.

(F. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo)

La bontà cessa di essere bontà se è stata resa obbligatoria.
E. Berdyaen
Un modo per non dire niente è contraddirsi. E se uno riesce a contraddirsi dicendo che non sta dicendo niente, allora alla fine non si contraddice affatto. Può salvare capra e cavoli.
G.C. Nerlich

Generalmente le famiglie patogene mostrano di seguire modelli interattivi “più vncolati” di quelli delle famiglie normogene.
P. Watzlawick

quando il governo viola i diritti dei popoli, l’insurrezione è per il popolo, e per ogni parte del popolo, il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.

DICHIARAZIONE FRANCESE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO, 24 GIUGNO 1793.

Un popolo che ne opprime un altro non può emanciparsi a sua volta.

F. ENGELS

Non sono le cose in se stesse a preoccuparci, ma le opinioni che ci facciamo di esse. Epitteto (I secolo d.C.)


Maggio 24, 2008 Pubblicato da beppesassa | FRASI MEMORABILI | | Ancora nessun commento.

PER UN’EDUCAZIONE DEL FUTURO

 

 

 

 

Scegliendomi, io scelgo l’uomo.[1]

 

 

    La sfida per gli studiosi della società e per gli individui tutti è complessa, globale, l’universo e le visioni ideologiche si sono infrante in pluriversi trasversali e rizomatici; se tali diversi e plurimi mondi non dialogano fra loro si sclerotizzano e tendono a confliggere, in tale nuovo paradigma antropologico dovrà essere riformato ogni classico paradigma metodologico di studio e d’insegnamento:

Dove cercare il nuovo paradigma? E quale è “in essere”? Solo l’ottica “meta” potrà offrirci oggi – nel tempo del pluralismo, delle disseminazioni ecc. – la possibilità di costruirlo. E lo sta costruendo, identificando un fascio di categorie-chiave per la lettura/gestione del presente (Differenza, Erranza, Apertura, Dialogo ecc.) e che dovranno farsi strumenti e modelli della formazione attuale (nella scuola, nella società, sollevando problemi di radicale trasformazione dei processi organizzati di formazione: cosa che sta puntualmente accadendo in questo avvio del XXI secolo, il quale ha posto la formazione a proprio compito primario e a proprio fulcro culturale e sociale)[2].

    La forma mentis del presente è la complessità, con lo smascheramento della realtà l’uomo torna ad esperire la sua condizione fondamentale, quella condanna alla libertà che lo rende costitutivamente vulnerabile e viandante:

L’uomo è condannato ad essere libero. […] Libero perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto quanto fa[3].

    La sfida diventa allora quella di introiettare dentro di sé la capacità di considerare il contesto planetario, la diversificazione quotidiana delle esperienze, l’angoscia dell’ignoto; la capacità di prevedere l’imprevisto, pensare la multidimensionalità delle forme relazionali e cognitive storna il pericolo della cecità, dell’incoscienza e della irresponsabilità e può allenare le intelligenze a non atrofizzare i giudizi e le possibilità di comprensione e di riflessione, a non unidimensionalizzare il multidimensionale[4].

    Oggi l’umanità attraverso la tecnica ha liberato se stessa da molte catene, nulla sfugge alla possibilità del controllo tecnologico, ma tale totale libertà facilmente può coincidere col suo opposto:

Il potere dell’umanità grazie alla tecnica è cresciuto di continuo […]. L’imminente controllo dell’uomo sulla propria natura appare come il massimo trionfo di questo potere. In quanto dominata dalla tecnica, la natura ora, d’improvviso, include di nuovo l’uomo che le si era contrapposto in veste di dominatore. […] Chiaramente è il potere dei viventi sui posteri, che sono gli oggetti inermi di decisioni prese in anticipo da chi pianifica oggi. L’altra faccia dell’odierno potere è la futura schiavitù dei vivi nei confronti dei morti. Il potere che qui agisce è del tutto unilaterale, senza che gli risponda una forza opposta nei soggetti ad esso esposti[5].

    Il pervasivo controllo sulla natura da parte dell’uomo può portare alla sua alienazione e alla sua schiavitù, alla perdita stessa del controllo sulle tecniche da lui messe in atto, alla perdita di se stesso di fronte al sopravvento di un mondo tecnologizzato, alla perdita del futuro:

O Uomo! […] La tua libertà, il tuo potere giungono solo fin dove giungono le tue forze naturali, e non più in là; tutto il resto non è che schiavitù, illusione, prestigio[6].

    L’unico strumento di cui l’uomo può disporre per ovviare ai pericoli su esposti, è se stesso, la rivalutazione della coscienza critica che caratterizza fondamentalmente l’uomo:

Per l’animale […] il suo vivere è un determinismo totale. Non è possibile all’animale oltrepassare i limiti imposti dal “qui”, dall’“ora”, o dal “lì”. Gli uomini, al contrario, perché sono coscienza di sé, e così coscienza del mondo, poiché sono un “corpo cosciente”, vivono un rapporto dialettico tra la determinazione dei limiti e la loro libertà[7].

    Uno dei leitmotiv del pensiero di Morin è proprio la necessità di un’apertura, in ambito epistemologico, ad una dimensione di pensiero che si configuri come complessa e problematica, significative al riguardo sono le sue considerazioni su una ricerca educativa che verta appunto su processi di pensiero orientati nella direzione di un’educazione alla complessità del reale il cui cardine non può non essere una modalità di pensiero aperta e flessibile.

    Porre nuovamente l’uomo di fronte a se stesso significa innanzitutto “insegnare a pensare” in modo articolato e problematico, nella consapevolezza delle diversità, in quanto l’uomo (a differenza di ogni altro essere vivente) ha sempre in qualche modo la capacità e la possibilità di modificare criticamente l’angolazione attraverso cui esperisce il mondo e quindi di correggere ogni eventuale accettazione acritica del reale:

Un remo diritto sembra curvo nell’acqua. Non ha importanza soltanto che si veda una cosa, ma come la si vede[8].

    Inquadrare il pensiero critico e autonomo come metacondizione dell’approccio degli individui al mondo e della relazione fra gli individui stessi non è compito semplice ma sarebbe la via più adatta, in quanto unico strumento umano di conoscenza affidabile per un rinnovato senso di umanità e di socialità, per più coscienti e democratiche relazioni fra le persone e per attribuire un significato innovativo al termine cittadinanza, una struttura epistemologica flessibile, “aperta” si configura, per tali scopi, come l’unica possibile e funzionale alla complessità della dimensione esistenziale umana:

L’epistemologia ha bisogno di trovare un punto di vista che possa considerare la nostra stessa conoscenza come oggetto di conoscenza, vale a dire un meta punto di vista, come nel caso in cui si costituisce un meta linguaggio per considerare il linguaggio divenuto oggetto. Contemporaneamente, questo meta punto di vista deve permettere l’auto considerazione critica della conoscenza arricchendo nello stesso tempo la riflessività del soggetto conoscente[9].

    La globalizzazione, i  media, la new economy producono veri e propri elementi di “patologia” all’uomo sia “dandogli più bisogni di quelli che ha, essi non sollevano la sua debolezza, essi l’aumentano[10] sia provocando una riduzione e una dissoluzione del pensiero contemporaneo (che possono essere individuate ad esempio nell’ipersemplificazione, nella chiusura teoretica, nella razionalizzazione).

    Configurandosi la complessità come principio del pensiero, il modello di riferimento non può essere, quindi, che quello di una razionalità non solo critica ma autocritica, autocorrettiva, che cresce, si modifica, si “forma” nel continuo dialogo con l’esperienza e con altre razionalità.

    Morin suggerisce alcuni percorsi: innanzitutto è importante e necessario che il pensiero faccia uso, e sia addestrato a fare uso, di “macroconcetti”:

Pensare per costellazioni e correlazioni di concetti. Del resto dobbiamo sapere che, nelle cose più importanti, i concetti non si definiscono mai attraverso le loro frontiere, ma sulla base del loro nucleo. È un’idea anticartesiana, nel senso che Cartesio pensava che la distinzione e la chiarezza fossero caratteristiche intrinseche della verità di un’idea. Prendiamo l’amore e l’amicizia. Possiamo riconoscere nettamente nel loro nucleo l’amore e l’amicizia, ma esiste anche un’amicizia amorosa, esistono amori amicali. Ci sono dunque degli intermedi, dei misti tra l’amore e l’amicizia; non c’è una frontiera netta. Non bisogna mai cercare di definire attraverso le frontiere le cose importanti. Le frontiere sono sempre sfumate, sono sempre interferenti. Bisogna dunque cercare di definire il cuore, e questa definizione richiede spesso dei macroconcetti”.[11]

    In secondo luogo, per Morin esistono tre principi che possono mettere in condizione di pensare in modo più agevole la complessità: il primo è un principio di natura dialogica: esso consente di mantenere la dualità in seno all’unità, associa due termini complementari ed insieme antagonisti; il secondo è un principio che Morin definisce “ricorso di organizzazione”: se il pensiero si muove, dunque secondo una processualità ricorsiva, esso sarà capace di riconoscere che i prodotti e gli effetti sono contemporaneamente causa e produttori di ciò che li produce[12].

    C’è, inoltre, un “principio ologrammatico” in base al quale si può arricchire la conoscenza delle parti attraverso il tutto e del tutto attraverso le parti in uno stesso movimento che produce conoscenze, in questo senso quindi, l’idea ologrammatica è essa stessa legata all’idea ricorsiva che a sua volta è legata all’idea dialogica[13].

    Su queste basi si delinea quindi un modello di pensiero complesso fondato, in ultima analisi, su un principio insieme dialogico e translogico, nel senso che comprende un superamento delle posizioni della logica classica integrando altri possibili percorsi e movimenti del logos.

    Si è già più volte definita quella attuale come l’era dell’insicurezza, un’era in cui l’individuo si è liberato dai legami vincolanti del passato con la terra, il sangue, la cultura, in questo senso si inserisce l’esigenza di complessificazione delle forme cognitive e degli schemi interpretativi del reale, finalizzata all’accoglimento sereno della diversità, alla previsione dell’imprevisto, all’incontro pacifico con l’alterità:

Il soggetto storico, costituito necessariamente come individuo, sconta la sua insicurezza – contropartita della libertà soggettiva di cui gode – in tutti i comparti della vita quotidiana. Sia nel lavoro che nel tempo libero, in amicizia e in amore, nel pubblico e nel privato, i criteri costitutivi delle strutture e dei processi culturali di un tempo si riducono alla dimensione di segnalatori di una rotta precostituita. […] Le società della modernità […] si presentano metaforicamente come “non luoghi” […]. Nella società contemporanea, l’altro prezzo da pagare alla soggettivizzazione della libertà è quello del venir meno dell’appartenenza giuridico-culturale, la costruzione di un nuovo tipo di “nomade” che prende il posto del vecchio cittadino “stanziale”[14].

    Questa condizione pone in primo piano la necessità di riconsiderare l’identità delle persone, lo statuto stesso del soggetto inserito in un contesto plurale e multiplo, il suo esser-coscienza, una riconsiderazione che imbocchi la strada dell’esser-meticcio, di io multiplo, della tensione verso la differenza, l’innovazione e il pluralismo.

    Nonostante la difficoltà di un simile approccio ad una realtà che muta costantemente, la sfida diventa cruciale per l’intera comunità di individui del globo, e lo strumento che le società possiedono per rinnovare il senso civico e lo spirito di cittadinanza delle persone è l’educazione, l’educazione ad una coscienza civile e democratica, per un’Umanità che si avvii alla realizzazione della sua dignità di Persona, di Ragione etico/universalizzante, di Criticità di Pensiero, di Scientificità Sperimentale e di prassi esistenziale di Bene Comune e di Democrazia:

Il nostro, dunque, è il tempo in cui l’unità non comporta più necessariamente l’omologazione, e in cui la diversificazione non comporta necessariamente l’atomizzazione. Il compito delle istituzioni formative diventa quello di valorizzare la varietà e la diversificazione delle singole esperienze individuali intessendo attorno ad esse e insieme ad esse un ricco tessuto di connessioni multiple[15].

    Questa educazione, dunque, non può non porsi quale aspetto costitutivo di quella che, in sintesi, si può definire “Educazione alla Ragione ed alla Criticità/Scientificità di pensiero”, in cui alla Ragione stessa non siano sollecitati in modo alienante e mistificatorio (anche feticistico e reificante) l’acquisizione e la formazione di modelli di vita (e, per l’appunto, di “coscienza civile”) ideologici, escludenti la vera autenticità problematizzante del pensare in quanto tale (modelli di vita, cioè, sollecitanti la “scissione” dualistica del pensare dal fare; del partecipare/operare dal fruire/acquisire; del configurare/attuare epistemologie dal concepire valori e finalità umane e di Polis; eccetera) ma una “percezione critica della realtà[16].

    L’obiettivo precipuo di un approccio problematizzante alla modernità è la rivalutazione e la rivitalizzazione di quattro pilastri cardini della filosofia dell’educazione classica: imparare a conoscere (acquisire gli strumenti della comprensione), imparare a fare (per trasformare l’ambiente), imparare a vivere insieme (partecipazione e cooperazione con gli altri), imparare ad essere (sviluppo completo dell’uomo nelle sue espressioni e impegni personali e sociali).

    In un epoca come quella attuale in cui i conflitti (si pensi agli scontri fra le culture) e le possibilità e gli effetti dell’alienazione (di cui i media sono spesso le cause originarie) sono problematiche concrete e complicate che inondano le cronache quotidiane, la consapevolezza della sfida per un’educazione di nuovo corso è un impegno di prim’ordine, così come il recupero di una pedagogia con una dimensione utopica che non lasci gli individui abbandonati in una navigazione insicura e senza rotte preordinate:

Credo che sia chiara la posta in gioco nella quale delineare una nuova Paideia: assumere la sfida dell’emergenza di un’umanità planetaria quale nuova “possibilità evolutiva” per la specie umana, che estenda lo spettro delle possibilità per ogni individuo e per ogni collettività e consolidi i valori di comunità, di solidarietà e di partecipazione che sono l’incarnazione etica dell’idea cognitiva di interdipendenza[17].

    L’educazione è la forza del futuro perché è lo strumento più importante per realizzare il cambiamento e deve puntare sull’emancipazione dell’uomo, sull’immaginazione, sulla creatività, sullo spirito d’iniziativa, sulla valorizzazione delle diversificate dimensioni culturali presenti nelle diverse comunità, è indispensabile una sintesi fra un uomo delle radici (un uomo antropologico che vive dimensioni personali e del suo territorio, che vive la sua cultura) e un uomo tecnologico (che ha rapporto con gli altri popoli, che costruisce con gli altri): l’uomo deve essere radicato nella sua comunità e aperto agli altri per vivificare la sua identità:

L’individuo (la persona) sta oggi rivendicando la sua unicità e la sua singolarità: in una parola, il suo essere un’unità culturale autonoma, e che come tale si deve poter porre come possibile soggetto in circuiti di interdipendenza. Sta a una nuova cultura e a una nuova formazione per l’uomo planetario far sì che questa autonomia non si degradi in isolamento: si impone il difficile compito di coniugare autonomia e interdipendenza come pilastri e fondamenti altrettanto importanti dei nuovi giochi planetari[18].

    La tensione più forte oggi è fra globale e locale; l’uomo se vuole dare il proprio contributo deve essere radicato nel proprio ambiente e avere le capacità e le opportunità per contattare gli altri e confrontarsi con loro, altrimenti si tenderà o ad un uomo tribale o ad un uomo gregario.

    Nel mare delle differenze è ineluttabile una consistente cifra di conflittualità, ma proprio studiando anche gli squilibri e i processi di rottura presenti nel mondo globale, è possibile verificare il comparire di nuovi valori umanistici e post-economici.

    Edgar Morin formula delle proposte di filosofia dell’educazione incentrate sul cambiamento del panorama educativo classico e su nuove linee epistemologiche[19], secondo il pensatore francese oggi diventa inevitabile cambiare il modo di conoscere: si deve tentare un collegamento tra le varie discipline, eliminando le barriere che esistono tra loro; riformulare le politiche e i programmi educativi per far fronte a quella che lui definisce la “cecità della conoscenza” (ovvero errore ed illusione): il modo di comunicare delle conoscenze attualmente è cieco di fronte ai dispositivi/problemi della conoscenza umana e alle sue propensioni all’errore e alle illusioni; la conoscenza non è solo un mezzo, bisogna anche studiarla nella sua natura, armare ogni spirito per la battaglia vitale per la lucidità.

    Per ottenere una conoscenza capace di iscrivere le conoscenze parziali e locali nei problemi globali e fondamentali è importante che la conoscenza sia pertinente, in quanto le conoscenze frammentate rendono l’uomo incapace di operare dei legami fra le parti, è necessario pertanto sviluppare attitudini capaci di collocare le informazioni in un contesto e in un insieme.

    Inoltre l’educazione dovrebbe riconsiderare un approccio alla persona che sia capace di “insegnare la condizione umana”, ovvero di insegnare l’unità complessa della natura umana che oggi è disintegrata attraverso le discipline, infatti allo stato attuale delle cose è diventato arduo apprendere cosa davvero significa essere umano (psichico, culturale, fisico, sociale, storico); la sfida è, a partire dalle discipline attuali, riconoscere l’unità e la complessità umane, cercare il legame indissolubile fra l’unità e la diversità di tutto ciò che appartiene all’umano.

    Insegnare la condizione umana tuttavia non significa insegnare qualcosa di assolutamente teoretico bensì, in concreto, esprime l’esigenza di inserire in un nuovo paradigma esistenziale l’essere umano, un paradigma che si può definire “ecologico” e che comprende l’intero globo.

    Al riguardo diviene fondamentale per Morin l’insegnamento dell’identità terrestre, ossia l’insegnamento della storia dell’era planetaria, prendendo in esame il XVI secolo, che è il più importante perché quella è l’epoca in cui i continenti sono entrati in comunicazione e i popoli si sono organizzati; avrebbero dovuto essere intersolidali, ma ciò non si è verificato (ad esempio si parla di “invasioni barbariche”, anche se in altre circostanze l’occidente si è  autodefinito “civilizzatore”):

La “prospettiva ecologica”, la “prospettiva cosmologica”, la “prospettiva storico-evolutiva”, la “prospettiva antropologica” […] stanno oggi emergendo come strutture di fondo, come potenti prospettive integratrici in grado di dare un nuovo senso e una nuova specificità ai singoli contenuti e alle singole ricerche scientifiche[20].

    A fronte degli sconvolgimenti planetari “l’ottica dello sviluppo sostenibile implica, in pedagogia, una “coltivazione” dell’umanità […], una sorta di “ecopedagogia” che mostra che l’uomo non ha il diritto di dominare la terra, ma il dovere di essere il principale custode delle sue risorse, delle sue bellezze, delle sue diverse forme di vita. […] l’“educazione globale”, dunque, è chiamata ad affrontare le questioni dell’ecologia, dei diritti umani, della pace, della democrazia, dello sviluppo equo e solidale[21].           

    Riporre la ragione nelle mani di se stessa, come è stato già accennato, significa restituire strumenti certi agli individui in un’epoca in cui di certo c’è ben poco, significa affrontare le incertezze, affrontare l’inatteso, imparare a navigare in un oceano di ansie attraverso dei punti chiave di certezze, significa abbandono delle concezioni deterministe mediante le quali si pensava di prevedere il futuro e accettazione del fatto che in questo secolo c’è spazio per l’imprevisto.  

    Un altro punto nevralgico per un’educazione del futuro è l’insegnamento della comprensione, vale a dire un insegnamento che punti sulla comprensione reciproca delle relazioni umane, delle radici altrui che permetta di conoscere e di analizzare a fondo le forme di razzismo e di xenofobia, il che va di pari passo con la comprensione dell’etica del genere umano la quale dovrà generarsi da una concezione della condizione umana che deve aver presenti: individuo, società, specie; individuo e società costituiscono la struttura portante del sistema-democrazia; individuo e specie invece dal XXI secolo insieme significano cittadinanza terrestre.

    Le finalità pertanto di un’educazione che si proponga tale rinnovamento sono da reperire nella ricerca di nuove relazioni democratiche di controllo specifico società/individuo e nella realizzazione di un’umanità che sia comunità planetaria.

    Educazione e socializzazione sostanzialmente coincidono, l’educazione infatti ha due obiettivi generali: da una parte permettere l’adattamento ai costumi e agli ideali della società cui ogni individuo appartiene, dall’altra tuttavia permettere lo sviluppo di azioni di cambiamento sociale attraverso la libera espansione e la piena realizzazione del soggetto-individuo-persona nell’ottica della sua integralità; è, in questo senso, la mediazione tra la semplice gestione del reale e le idee miglioratrici di cui l’educazione può essere portatrice, la mediazione pratica tra l’essere e il dover essere, a porre le basi perché emergano nuove forme democratiche di convivenza:

Democrazia ed educazione […] stanno tra loro in rapporto di reciprocità. E ciò importa non solo che la democrazia sia in se stessa un principio educativo, ma che la democrazia non possa durare e tanto meno svilupparsi senza l’educazione intesa in senso stretto, l’educazione data nella famiglia e specialmente nella scuola. La scuola è lo strumento essenziale di distribuzione di tutti i valori e le finalità di un gruppo sociale. […] La scuola della democrazia, se assolve il suo compito di strumento educativo, dà il suo contributo all’idea democratica che la conoscenza e il sapere, cioè la facoltà dell’azione, divengano parte dell’intelligenza e del carattere propri dell’individuo[22]. 


 

GiuseppeSassanelli


[1] J.-P. Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, Mursia, Milano 2007, p. 33.

[2] M. Callari Galli, F. Cambi, M. Ceruti, Formare alla complessità. Prospettive dell’educazione nelle società globali, op. cit., p. 136.

[3] J.-P. Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, op. cit., p. 41.

[4] Cfr. E. Morin, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, op. cit., pp. 6-7. 

[5] H. Jonas, Tecnica, medicina ed etica. Prassi del principio responsabilità, Einaudi, Torino 1997, p. 127.

[6] J.-J. Rousseau, Emilio, op. cit., p. 93.

[7] P. Freire, La pedagogia degli oppressi, op. cit., p. 90.

[8] M. E. de Montaigne, Il benessere fisico e spirituale, Mondadori, Milano 2006, p. 86.

[9] E. Morin, Introduzione al pensiero complesso, Sperling & Kupfer, Milano 1995, p. 43.

[10] J.-J. Rousseau, Emilio, op. cit., p. 95.

[11] E. Morin, Introduzione al pensiero complesso, op. cit., 73.

[12] Cfr. ivi, op. cit., p. 74.

[13] Cfr. ivi, op. cit., p. 75.

[14] C. Volpi, L’educabilità umana nella società della rete, op. cit., pp. 18-19.

[15] M. Callari Galli, F. Cambi, M. Ceruti, Formare alla complessità. Prospettive dell’educazione nelle società globali, op. cit., p. 23.

[16] P. Freire, La pedagogia degli oppressi, op. cit., p. 105.

[17] M. Callari Galli, F. Cambi, M. Ceruti, Formare alla complessità. Prospettive dell’educazione nelle società globali, op. cit., p. 16.

[18] Ivi, op. cit., pp. 16-17.

[19] Cfr. E. Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, op. cit.

[20] M. Callari Galli, F. Cambi, M. Ceruti, Formare alla complessità. Prospettive dell’educazione nelle società globali, op. cit., p. 25.

[21] A. Mariani, Elementi di filosofia dell’educazione, op. cit., p. 34.

[22] J. Dewey, L’educazione di oggi, La Nuova Italia, Firenze 1961, pp. 460-461.

Maggio 21, 2008 Pubblicato da beppesassa | EDUCAZIONE | | Ancora nessun commento.

IL DECALOGO DELL’EDUCATORE

«NON DIRE SEMPLICEMENTE “NON DEVI FAR QUESTO” SE PUOI AGGIUNGERE : “MA FAI QUEST’ALTRO”; «NON CHIAMARLI “CAPRICCI” QUANDO SI TRATTA SOLTANTO DI COSE CHE DISTURBANO»; «NON INTERROMPERE QUALSIASI COSA FACCIA IL BAMBINO SENZA DARGLI UN PREAVVISO»; «NON PORTARE A PASSEGGIO IL BAMBINO, MA VAI A PASSEGGIO “CON” LUI; NON ESITARE DI FARE ECCEZIONI ALLE REGOLE»; «NON PRENDERE IN GIRO IL BAMBINO E NON FARE DEI SARCASMI: RIDI “CON” LUI E NON “DI” LUI»; «NON FARE MOSTRA DEL BAMBINO AGLI ALTRI E NON FARNE UN GIOCATTOLO»; «NON CREDERE CHE IL BAMBINO CAPISCA Ciò CHE GLI DICI SOLTANTO PER IL FATTO CHE TU LO CAPISCI»; «MENTIENI LE PROMESSE E NON FARLE QUANDO SAI DI NON POTERLE MANTENERE»; «NON MENTIRE E NON SFUGGIRE ALLE DOMANDE».

FONTE: “DECALOGO DELLA PEDO-PSICHIATRA SUSAN ISAACS”   

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | EDUCAZIONE | | Ancora nessun commento.

I miei sogni

Senza di te l’alba è triste,

la mia alba è futile senza i tuoi occhi

che la mirano,

e la notte t’incontro sempre,

come prima mi parli,

di notte vieni e tutto pare normale,

i tuoi capelli rossi sono uguali

e il tuo muoverti solenne m’innamora,

spesso ormai passiamo la notte insieme

finché non fuggi via, all’alba,

e torni a riposare, tra i fiori

tra i tuoi santi, tu simbolo della vita,

tu vita ardente nel mormorio comune,

e quante volte ricordo durante il dì

il tuo irreale annaspare,

allora la vita era in pericolo

e la tua forza era soverchiata

dalla follia poetica del divenire,

dalla soverchia impotenza di noi, tuoi cari.

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | CARTE | | Ancora nessun commento.

Eterno ritorno

La mia casa

Con la porta marrone antico,

dall’odore di protezione,

lì fuori giocavo,

cominciavo lì a sgusciare

dal seno avvolgente

del più bel fiore ancora raggiante.

Al sole lì fuori

m’accudiva il lieve sguardo

dalla cucina odorosa, umile,

e saggiavo le mie prime cadute,

ma sapevo dell’abbraccio,

della sua enorme carezza

sui miei riccioli tremuli.

Tra le sue braccia

sul suo letto

nel suo abnorme profumo di talco

nessun pomeriggio era nuvoloso,

anche la brama del gioco fuori

non s’esasperava in pianto.

Quelle braccia oggi smunte

son loro ad esigere carezze,

quel seno ormai sfinito

richiede conforto,

mi richiede quel nutrimento,

gli abbracci calmi e forti

della protezione, della partecipazione,

i sorrisi soavi e penetranti

del suo antico esserci, ora del mio.

 

 

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | CARTE | | Ancora nessun commento.

Dinanzi a te

 

Sento l’olezzo giallo del Sole

Nel sorriso grande

Sulla tua bocca lieve,

E come un afflato d’aprile

Pervade la mia schiena la tua mano

In un fremito fresco di paura.

Nulla può il duro urlo del tempo

Contro l’incedere chiaro

Della tua venustà,

Dinanzi a te, ciclamino tra rovi grigi,

Recede vile il tempo.

Dinanzi al tuo sorriso

Recedono i cumuli di piombo.

 

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | CARTE | | Ancora nessun commento.

Cattivissime coop quando sfruttano il lavoro

Le coop si rivelano sempre di più un meccanismo di sfruttamento del lavoro, tanto che i 250 mila lavoratori della cooperazione sociale ieri sono scesi in piazza per chiedere il rinnovo del contratto scaduto nel 2005, meno precarietà e regole più trasparenti. E’ il loro primo sciopero nazionale, alla manifestazione di Roma sono intervenuti in 25 mila. Legacoop, Confcooperative e Agci sono così chiamate a riconoscere gli arretrati richiesti da Cgil, Cisl e Uil, e ad erogare un aumento di 110 euro (per il sesto livello, da riparametrare).
Gli addetti lavorano in appalto per gli enti pubblici, in maggioranza per Comuni e Asl, hanno il delicatissimo ruolo di dover fornire il welfare ai cittadini: l’assistenza ai disabili, agli anziani, agli ammalati, ai tossicodipendenti o agli immigrati con difficoltà, nelle scuole, ma spesso sono addirittura infermieri o ricoprono delicati ruoli negli ospedali (che in realtà non dovrebbero essere mai esternalizzati). Ebbene, a fronte di funzioni così importanti, sono tra i lavoratori meno pagati in Italia: quando hanno un contratto subordinato guadagnano tra gli 800 e i 900 euro mensili per 38 ore settimanali di lavoro; ma poi ci sono tanti cocoprò, che stanno sui 500-600 mensili.
Certo, in molti casi la colpa dello sfruttamento non è da imputare direttamente alle coop, ma al sistema generale degli appalti, che vede tanti committenti della pubblica amministrazione bandire gare al massimo ribasso; ma dall’altro lato, associazioni così potenti come quelle cooperative (rosse, bianche, etc.), invece di far partecipare i loro associati, potrebbero fare pressione sui politici per chiudere con questo sistema così perverso.
Vogliamo fare qualche esempio? A Roma tanti regolamenti interni delle coop impongono ai soci (spesso iscritti coattamente) di votare regolamenti con cui rinunciano al pagamento dei primi 3 giorni di malattia. Altri regolamenti dispongono deroghe ai minimi contrattuali, o a importanti parti normative del contratto. Il sindacato, quando individua le deroghe peggiorative, interviene con cause o vertenze. Ma poi ci sono altri tipi di «furbetti»: anche quando gli enti pubblici, facendo il loro dovere, riconoscono tariffe che coprono i minimi contrattuali, poi le cooperative fanno «la cresta» applicando contratti cocoprò, e tagliando così i costi del lavoro di almeno il 30-40%.
Il Comune di Roma applica un «sistema di accreditamento», che concede gli appalti solo a chi applica i contratti nazionali: regola ottima, anche se in diversi casi è aggirata. Più negligente la Regione Lazio, che non ha regolamenti simili e appalta soprattutto nella sanità (vedi il Policlinico di Roma, con delicate funzioni sanitarie affidate a coop esterne). Federico Bozzanca, segretario Fp Cgil Lazio, spiega che «tra Roma e Lazio lavorano 30 mila operatori: i problemi riguardano diversi regolamenti interni, che derogano le tutele, e soprattutto la precarietà di tanti operatori». Per Rossana Dettori, segretaria nazionale Fp, «il sistema delle cooperative deve comprendere la gravità della situazione e l’insostenibilità di una condizione lavorativa ormai non più degna di un paese civile».
Antonio Sciotto
Fonte: “Il Manifesto”, 5/4/2008

Maggio 12, 2008 Pubblicato da beppesassa | Attualità | | Ancora nessun commento.